Filippo Angeloni · 17 settembre 2026
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Dal 100% al 99,9% di schiavitù: bollo auto, la follia di saldo e acconto e perché sto pensando di lasciare l’Italia  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏  ͏
La Settimana sui Mercati Finanziari — la newsletter di Filippo Angeloni
Perugia, 17 settembre 2026  ·  Si legge in 10 minuti
 
Per me… saldo e acconto sono una cagata pazzesca!

Ciao investitore,

Prima di tutto, scusami in anticipo: questa newsletter è più dura del solito, anche nel linguaggio. Ma certe cose vanno dette così, senza filtri.

Oggi parliamo della follia di saldo e acconto, che sta svuotando le casse di aziende e partite IVA, e del bollo auto che il governo toglie per il 2027 (ma solo ad alcuni): un contentino che non cambia la sostanza. Poi Revolut ingannata con una PEC del Viminale, la BCE che rialza i tassi, tre domande dei lettori (occhio a ETF e successione) e un libro che non parla di soldi, ma dei nostri figli.

Una curiosità: questa email non è partita da MailerLite (nostro provider storico della newsletter insieme a Mailchimp). È partita da un sistema che abbiamo costruito noi, da zero, programmando con l’intelligenza artificiale (il cosiddetto vibecoding). Fino a poco tempo fa sarebbero serviti un team di sviluppatori e un bel budget. Saranno tempi duri per chi vende software.

Proverò a essere più presente, qui e sui social. Ma, detto tra noi, la voglia non è tantissima: tutto il valore che crei, in un modo o nell’altro, finisce al fisco. Altro che il 28-30% che ti raccontano per le SRL: aggiungi la tassa sui dividendi o l’IRPEF sul compenso, i contributi INPS (commercianti, gestione separata) e tutto il resto, e in certi casi ti resta meno della metà di quello che produci. E con gli acconti, nell’anno in cui cresci, ti sembra di versare quasi tutto.

A volte mi chiedo: ma chi me lo fa fare?

In questo numero
01 Tasse su soldi che non hai ancora guadagnato: la follia di saldo e acconto
02 Notizie Flash ⚡
03 L’Esperto Risponde
04 Lettura consigliata
01
Tasse su soldi che non hai ancora guadagnato: la follia di saldo e acconto

Oggi niente giri di parole. Voglio parlarti di un meccanismo che in Italia tutti subiscono e quasi nessuno contesta: saldo e acconto. Una follia che prosciuga la liquidità di aziende e partite IVA, e che quasi tutti accettano come fosse la legge di gravità.

Come funziona. Ogni anno, entro il 30 giugno (per molti slitta a fine luglio), paghi il saldo delle tasse dell’anno prima. Fin qui niente da dire. Il problema è che, insieme al saldo, lo Stato pretende un acconto sulle tasse dell’anno in corso: il 100% di quanto hai pagato l’anno prima, diviso tra giugno e novembre. Vale per IRPEF, IRES, IRAP, per l’imposta sostitutiva dei forfettari e, con percentuali simili, perfino per i contributi INPS. E il 27 dicembre, come regalo di Natale, arriva l’acconto IVA: l’88% di quanto versato nello stesso periodo dell’anno prima.

La mia esperienza con la SRL. Ti faccio un esempio con numeri di fantasia, ma che rendono l’idea, e guardando solo l’IRES, l’imposta sugli utili delle società. Il primo anno di attività la tua società fa 100.000 € di utile e paga 24.000 € di IRES (il 24%). L’anno dopo, però, non paghi 24.000 €: ne paghi 48.000. 24.000 di saldo e altri 24.000 di anticipo su utili che non hai ancora fatto e che magari non farai mai. E questa è solo una voce. Nella realtà ti arriva un bombardamento di F24: saldo e acconti IRAP, acconto IVA, contributi INPS con i loro saldi e acconti, e se ti paghi un compenso anche IRPEF e addizionali. E se l’azienda continua a crescere, ogni anno paghi le tasse sulla crescita di ieri più l’anticipo su quella di domani. Soldi che dovevano servire per assumere, investire o tenere un cuscinetto di sicurezza, e che invece finiscono in un F24 dopo l’altro.

Chi ci rimette davvero. Se il tuo reddito resta più o meno stabile, dopo il primo colpo il meccanismo si assesta: ogni anno versi, grosso modo, le tasse di un anno. È quello che succede di solito ai forfettari, che hanno comunque un tetto di 85.000 € di ricavi: il salasso arriva il secondo anno di attività, con tasse e contributi del primo anno più l’anticipo del secondo, e poi la situazione si stabilizza. Il problema serio è per chi cresce: società e partite IVA in regime ordinario che aumentano il fatturato. Cioè proprio chi crea lavoro e ricchezza.

“Eh, ma se cresci prendi un finanziamento.” Me lo sento dire spesso, e scommetto che qualcuno lo sta pensando anche adesso, mentre legge. Certo, un fido o un prestito tappano il buco. Ma fermati un attimo a guardare la scena: un’azienda sana, che fa utili, deve indebitarsi e pagare interessi alla banca per anticipare allo Stato le tasse su guadagni che non ha ancora fatto. Lo Stato incassa l’anticipo a interesse zero, tu ti finanzi e paghi. E magari è proprio lì che ci vogliono portare: imprese e famiglie sempre più indebitate, sempre più dipendenti dalle banche, sempre più ricattabili.

E se l’anno va male? Lo Stato non ti fa un bonifico: ti ritrovi un credito da compensare con le tasse future. Intanto la liquidità l’hai persa tu. E il metodo “previsionale”? Ti permette di versare meno se pensi di guadagnare meno. Ma resta un anticipo su soldi che non hai ancora incassato, solo stimato da te. E se sbagli la stima, arrivano sanzioni e interessi. Una presa in giro, con il rischio tutto sulle tue spalle.

Chiedi a un commercialista e la risposta è sempre la stessa: “Tranquillo, è normale, lo recuperi l’anno prossimo.” Oppure: “Ma che sarà mai.” Sinceramente, i commercialisti iniziano tutti a starmi sulle palle. Anche chi con questo gioco truccato ci lavora ogni giorno ha smesso di vedere quanto sia assurdo. Io no, e ne parlo per aprire gli occhi a qualcuno.

E poi c’è il grande classico: “Devi fare pianificazione fiscale.” Per carità, va fatta, e chi non la fa sbaglia. Ma rendiamoci conto di cosa stiamo parlando: limare qualche punto percentuale quando parti da un carico fiscale che, tra imposte, contributi e acconti, si mangia una fetta enorme di quello che produci. Se la tassazione fosse al 100% (si fa per dire), scendere al 95% non ti rende libero: sei comunque uno schiavo, solo un po’ più ottimizzato. Il problema è alla base, ed è un problema che nessuna pianificazione fiscale può risolvere.

Succede solo in Italia? No, e voglio essere onesto: anticipi sulle tasse esistono anche nel Regno Unito, in Germania, in Francia e in Spagna. Ma da noi il pacchetto è completo: acconto al 100% su IRES, IRPEF e IRAP (che puoi pagare perfino con il bilancio in perdita), acconto IVA sotto Natale, acconti sui contributi, tutto concentrato in pochi mesi e dentro uno dei fisci più pesanti d’Europa. In Francia, per dire, una società al primo anno o con meno di 3.000 € di imposta gli acconti non li versa proprio.

Pretendere un anticipo sulle tasse di guadagni che ancora non esistono è una pretesa medievale. Anzi, nemmeno nel Medioevo: il signore si prendeva la sua parte del raccolto dopo il raccolto. Qui paghi su quello di domani, da sudditi, e pure in silenzio.

“Eh, ma ci tolgono il bollo auto!” Sì, l’ho letto anche io. Il 16 settembre il Consiglio dei Ministri ha approvato un decreto legge che cancella il bollo del 2027. Ma non per tutti, e non per sempre. Vale solo per le persone fisiche (le aziende continuano a pagarlo), solo per le auto fino a 80 kW (circa 109 cavalli) in regola con l’assicurazione, più moto e motorini. E solo per un veicolo a testa: se hai più auto, l’esenzione va a quella meno potente, e la moto è esente solo se non hai già un’auto che ne beneficia. Le elettriche erano già esenti. Costo per lo Stato circa 2,3 miliardi, risparmio medio intorno ai 159 € a beneficiario. E vale solo per il 2027, guarda caso l’anno delle elezioni politiche: renderlo strutturale, per ora, è una promessa da verificare con la prossima Legge di Bilancio.

Per carità, il bollo lo odiamo tutti e non sarò io a rimpiangerlo. Ma non facciamoci prendere in giro: la follia di saldo e acconto resta lì, intatta. Togliere una tassetta così è come scendere da una tassazione del 100% al 99,9%. Se vivi in un sistema di schiavisti, passare dal 100% al 99,9% di schiavitù non ti cambia la vita: sei comunque schiavo. E allora, scusami per le parole dure (te l’avevo detto che oggi non avrei usato filtri): andate davvero a fanculo.

La mia decisione. Sto valutando seriamente di lasciare l’Italia e questa prigione fiscale e di controllo a cielo aperto (vedi Chat Control, il progetto europeo per scansionare le nostre chat private, lol, e il resto). E no, non basta cambiare Paese restando in Europa. La cosa incredibile è che c’è chi riesce a fare peggio di noi: la Francia ha una pressione fiscale del 45,2% del PIL, contro il nostro 42,6%. E la Spagna, che in tanti vedono come la terra promessa, ha perfino una patrimoniale sui grandi patrimoni. Tanto di cappello: ci voleva impegno a superare l’Italia in schiavitù e truffe legalizzate.

Nel frattempo, finché non decido, ho scelto di portare il mio reddito personale nella no tax area IRPEF. Voglio smettere di partecipare a questo gioco al massacro. Ma anche così mi scammano lo stesso: come socio che lavora nella mia SRL devo versare comunque i contributi INPS commercianti, con un minimo di oltre 4.000 € l’anno anche se non mi pago un euro, più la gestione separata sul compenso da amministratore, che l’INPS pretende anche quando sei nella no tax area. Sulla follia dell’INPS commercianti ci sarebbe da scrivere un’altra newsletter intera… e ci sarebbe tanto altro da dire.

E non finisce qui: per restare in quella no tax area spremerò al massimo la pianificazione fiscale. Buoni pasto, rimborsi, spese pagate dalla società, tutto quello che la legge consente per abbattere l’utile. Ma vi sembra un modo normale di vivere? L’obiettivo di un imprenditore dovrebbe essere fare l’utile più alto possibile, per far crescere il valore dell’azienda e dei soci, non abbassarlo di proposito per difendersi dal fisco. Che mondo pazzo. Ma come cazzo è possibile che in questo Paese non convenga più lavorare?

E c’è un altro costo che nessuno conteggia: il tempo. Tutta questa schiavitù ti costringe a passare le giornate a studiare norme, incastri e scappatoie legali per pagare un po’ meno. E poi c’è il nero, il segreto di Pulcinella: chiunque conosca la piccola impresa sa che per tanti è diventato una questione di sopravvivenza, una parte del gioco che nessuno dice ad alta voce. E lo sanno anche Guardia di Finanza e Agenzia delle Entrate: ti multano, perché è il loro lavoro, ma sanno benissimo che senza quel margine molte piccole attività chiuderebbero domani. Non è nemmeno colpa loro, fanno rispettare regole che non hanno scritto. È il sistema a essere sbagliato. Io, invece, il nero non posso farlo nemmeno volendo: lavoro da remoto, con ogni incasso tracciato, e faccio un mestiere regolamentato, da consulente iscritto all’albo OCF, dove è semplicemente impossibile. E comunque a guardie e ladri non avrei nessuna voglia di giocare. Da qui la mia incazzatura. Ma perché diavolo dobbiamo sprecare tempo ed energie in questo? Io vorrei solo creare valore, per me e per la società in cui vivo.

Portare il proprio reddito personale nella no tax area: tutti dovrebbero pensarci. Paradossale, no? Per difenderti devi risultare povero. O forse è proprio questo che vogliono: tenerci poveri, per controllarci più facilmente. Chissà… solo idee campate per aria.

Come stracazzo è possibile che non convenga più lavorare? Non convenga più puntare all'eccellenza, ad eccellere... ma che cazzo state dicendo? Mondo pazzo...


P.S: Uno dei miei video andati meglio su Youtube è proprio "non conviene più lavorare", ma per quale pazzo motivo devo affermare cose del genere... E' davvero follia doverlo anche solo pensare...
In parole semplici
L’acconto è un prestito forzato, a interessi zero, che fai allo Stato su guadagni che non hai ancora fatto. E se quei guadagni non arrivano, i soldi non te li ridanno: te li scalano dalle tasse future.
02
Notizie Flash ⚡
⚡ Revolut “bucata” con una PEC del Viminale. Nessun hacker è entrato nei sistemi di Revolut: i criminali hanno rubato, con un malware (infostealer), le credenziali di un dipendente pubblico e preso il controllo di una vera casella PEC della Prefettura di Reggio Calabria (dominio del Ministero dell’Interno). Da lì, per circa 5 mesi, hanno inviato a Revolut finte richieste di un’indagine della Procura di Milano, e la banca ha consegnato i dati di circa 680 clienti: documenti d’identità, selfie di verifica, IBAN e movimenti. Sui conti non è sparito un euro, ma il rischio ora è il phishing su misura: chi ti contatta potrebbe conoscere i tuoi dati. La PEC come sistema resta sicura, il punto debole era quella singola casella. Indaga la Polizia Postale. Regola d’oro: nessuno ti chiederà mai codici o bonifici “di sicurezza”; nel dubbio, chiama tu il numero ufficiale.
⚡ La BCE alza i tassi, Trade Republic la segue. Il 10 settembre la BCE ha alzato i tassi di 0,25 punti: quello sui depositi sale al 2,50%, per frenare un’inflazione che resta alta (stimata al 3% nel 2026) anche per la guerra in Medio Oriente. Trade Republic ha subito portato al 2,50% la remunerazione della liquidità per i clienti esistenti (dal 16 settembre), e offre il 3% ai nuovi clienti fino a 50.000 €. Se i tuoi soldi fermi rendono zero, oggi è un costo evitabile.
⚡ Quanto costa la liquidità ferma. Secondo uno studio Invesco–Cebr, tra il 2015 e il 2025 le famiglie italiane hanno rinunciato fino a 192 miliardi di euro, circa 7.200 € a famiglia, tenendo i risparmi sul conto invece di investirne metà in un portafoglio azionario globale. Anche investendo solo il 25% avrebbero guadagnato fino a 96 miliardi. Sono stime di costo-opportunità, non perdite reali, ma il messaggio è chiaro: la liquidità serve per le emergenze, non per costruire ricchezza.
⚡ Il CLARITY Act è morto (per ora). Il Senato USA ha bocciato la legge che doveva regolare gli exchange crypto e limitare i rendimenti sulle stablecoin: le banche, che la spingevano, escono sconfitte, mentre i Democratici la ritenevano troppo morbida anche sulle attività crypto di Trump. Se ne riparla nel 2027: nel frattempo la palla passa a SEC e CFTC, che dovrebbero chiarire quali token sono “commodity” e quali strumenti finanziari.
⚡ Colpo da 4.000 BTC su Liquid, la rete di Blockstream. Un attacco alla sidechain Liquid ha sottratto circa 4.000 bitcoin. L’hacker ne ha restituito l’85% ma ne tiene 598,5 (circa 47 milioni di dollari), come una sorta di “ricompensa”. Blockstream ha risposto che non pagherà nessun riscatto e lo cercherà con forze dell’ordine ed exchange. Il problema per gli utenti: i bitcoin “sintetici” di Liquid (L-BTC) oggi sono coperti solo all’85%. Bitcoin in sé non è stato toccato.
⚡ CoinEx chiude dopo 9 anni. L’exchange si arrende a costi di compliance (MiCA in testa), volumi bassi e ricavi insufficienti. Registrazioni già chiuse, stop al trading spot dal 29 settembre, chiusura definitiva il 22 dicembre 2026. Il CEO assicura riserve sopra il 100%: se hai fondi lì, prelevali ora, senza aspettare l’ultima settimana.
⚡ Wells Fargo: Bitcoin sì, ma non contro l’inflazione. Una delle banche storicamente più scettiche ora considera ragionevole un 2–3% di Bitcoin nei portafogli orientati alla crescita. Però avverte: nel breve periodo è troppo volatile per proteggere dall’inflazione e si comporta come un asset di rischio. Una conferma di quello che diciamo da tempo: piccola percentuale, orizzonte lungo.
⚡ Strategy mette in pausa gli acquisti di Bitcoin. La società di Michael Saylor, questa settimana, non ha comprato BTC (l’ultimo acquisto, circa 4.000 BTC, risale a fine agosto) e ha usato 139 milioni di dollari per ricomprare STRC, le sue azioni privilegiate da dividendo scese sotto i 100 dollari di valore nominale. Gli acquisti di Bitcoin riprenderanno quando STRC tornerà “alla pari”: un segnale di quanto il modello dipenda dalla fiducia degli investitori.
03
L’Esperto Risponde
La domanda
“Ho dei BTP che scadono a breve: volevo comprare ETF ad accumulo per lasciarli ai miei figli senza pagare l’eventuale plusvalenza. È corretto o sono tassati?”
La risposta
Purtroppo no, e qui c’è un tranello che in pochi conoscono. Per il fisco, con ETF e fondi la successione vale come una vendita: la banca trattiene di norma il 26% sul guadagno maturato fino a quel momento e i figli ripartono dal valore alla data della successione. Il “colpo di spugna” sulla plusvalenza vale invece per azioni, obbligazioni e BTP detenuti direttamente.

Poi c’è l’imposta di successione: i BTP e gli altri titoli di Stato ne sono esenti, gli ETF no. Per ogni figlio c’è una franchigia di 1 milione di euro, oltre si paga il 4%.

In sintesi: gli ETF ad accumulo restano ottimi per far crescere il patrimonio, ma non per evitare le tasse in successione. Se l’obiettivo è lasciare ai figli pagando il meno possibile, i titoli di Stato hanno due vantaggi da non sottovalutare.
La domanda
“Vorrei investire 20.000 € in buoni postali per mia nipote di 10 anni. È meglio che li sottoscriva io, nonno di 79 anni, o la mamma? E quanto renderanno a scadenza?”
La risposta
Con il Buono dedicato ai minori la domanda si risolve quasi da sola: il buono è intestato alla bambina, non a chi lo compra. In forma cartacea può sottoscriverlo anche un nonno (in forma digitale solo un genitore o il tutore). I soldi quindi diventano suoi da subito: di fatto è una donazione, e tra nonno e nipote c’è una franchigia di 1 milione di euro, quindi niente imposte. Fino ai 18 anni restano vincolati (per riscuoterli prima serve l’autorizzazione del giudice tutelare), poi li riscuote lei.

Il rendimento: con la serie in vigore da luglio, per una bambina di 10 anni (8 anni fino alla maggiore età) il tasso è del 2,75% lordo annuo. I 20.000 € diventerebbero circa 24.800 € lordi, circa 24.200 € al netto della tassa del 12,5% sugli interessi. Il buono è esente da successione, ma attenzione al bollo: oltre 5.000 € di buoni complessivi si paga l’imposta di bollo annuale, che riduce un po’ il risultato. Con un orizzonte di 8 anni, però, vale la pena chiedersi se tenere tutto in buoni sia davvero la scelta migliore.
La domanda
“E quando i truffatori si presentano già con un finto recupero, cioè con una cifra appetibile? Meglio scappare?”
La risposta
Sì, scappa. È il copione classico della truffa del falso recupero: ti mostrano un conto o una schermata con i tuoi soldi “ritrovati”, magari con gli interessi, e poi ti chiedono di pagare prima una tassa, una commissione o una “cauzione” per sbloccarli. Quei soldi non esistono.

Nessun avvocato, autorità o exchange serio ti chiede un pagamento anticipato per restituirti del denaro, né ti contatta per primo su social o WhatsApp. Se hai subito una truffa, la strada è la denuncia alla Polizia Postale e, se serve, un avvocato che scegli tu, non uno che ti trova lui.

Hai una domanda? Rispondi a questa email: le più utili finiscono qui, senza il tuo nome.

04
Lettura consigliata
La generazione ansiosa - Jonathan Haidt
Fuori tema, ma importante
La generazione ansiosa
Come i social hanno rovinato i nostri figli
Jonathan Haidt · Rizzoli
Questa volta niente finanza: se hai figli o nipoti, però, è una delle letture più importanti che puoi fare. Jonathan Haidt, psicologo sociale della New York University, mostra con i dati come smartphone e social, dai primi anni 2010, stiano distruggendo l’infanzia dei nostri ragazzi: ansia e depressione in forte aumento, sonno che manca, attenzione a pezzi, confronto continuo con gli altri.
Il paradosso che descrive fa riflettere: iperproteggiamo i figli nel mondo reale e li lasciamo soli in quello online. E non si ferma alla denuncia, ma propone quattro regole semplici: niente smartphone prima delle superiori, niente social prima dei 16 anni, scuole senza telefono, più gioco libero e autonomia nella vita vera.
Investiamo tanto per il futuro dei nostri figli: la loro attenzione e la loro serenità valgono più di qualsiasi portafoglio.
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“Tra pochi anni milioni di persone scopriranno che il loro lavoro lo fa una macchina, meglio e quasi gratis. Prima gli impiegati, poi gli operai. Chi non si prepara adesso non avrà un piano B: avrà solo tanto tempo libero che non potrà permettersi.”
Filippo Angeloni

Alla tua Libertà!

Filippo Angeloni
Filippo Angeloni
Founder · CEO di Athena SCF · New Digital Finance
P.S.
Nella prossima newsletter parliamo del terremoto che l’intelligenza artificiale sta per scatenare sul lavoro: quali mestieri spariranno per primi, cosa succederà a stipendi e risparmi e, soprattutto, come prepararti per tempo: dal proteggere il tuo patrimonio al costruire un’attività che regga al cambiamento. Tieni d’occhio la tua casella: non perderla.
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